Costellazioni Familiari a Roma

Home › Roma

A Roma la domanda che ci arriva per prima non riguarda quasi mai il metodo. Riguarda il traffico. Quanto tempo ci metto, dove lascio l’auto, riesco a rientrare in serata. Sono pensieri legittimi e conviene toglierseli di mezzo subito, perché una giornata di lavoro sistemico chiede attenzione intera e non ne concede una fetta alla logistica.

Cominciamo da lì, allora. Roma è grande in un modo che sorprende anche chi ci abita da sempre: attraversarla da un quadrante all’altro può costare più tempo che arrivarci da Viterbo o da Latina. Chi si iscrive dalla provincia di solito calcola con precisione il viaggio fuori città e sottovaluta l’ultimo tratto, quello urbano. Succede quasi sempre. Ed è l’esatto contrario di come ce lo si immagina la sera prima.

Il quarto d’ora che nessuno mette in conto

Chi arriva in treno ha la vita più semplice. Termini e Tiburtina sono entrambe collegate alla rete metropolitana, e le linee regionali del Lazio convergono su una delle due quasi da ogni direzione: dalla Tuscia, dal reatino, dalla valle dell’Aniene, dal litorale, dalla direttrice di Cassino. Dai due scali arrivare a un indirizzo servito dalla metro è una questione di minuti contati, non di fortuna. Nulla di complicato.

Chi guida deve invece sapere due cose prima di mettersi in strada. La prima è la Fascia Verde, la zona a basse emissioni che copre gran parte del territorio urbano e che filtra i veicoli in base alla classe: la limitazione riguarda la targa, non l’orario di partenza, e non si aggira arrivando presto. La seconda è la ZTL del Centro Storico, con regole che cambiano tra giorni feriali e festivi e che vanno verificate il giorno stesso sul sito del Comune, non sulla memoria di un ingresso fatto due anni fa. Le telecamere non fanno sconti. Zero.

A chi viene motorizzato suggeriamo la soluzione che a Roma funziona meglio di qualunque altra: lasciare l’auto in un parcheggio di scambio ai capolinea della metropolitana — Anagnina, Laurentina, Ponte Mammolo, Jonio, Cornelia — e fare l’ultimo tratto sotto terra. Si arriva senza il pensiero della sosta e senza il rischio di girare venti minuti attorno all’isolato. La sede dell’incontro viene comunicata con la conferma dell’iscrizione, insieme alla fermata di riferimento e ai minuti di cammino.

Un dettaglio romano che costa caro. Il Grande Raccordo Anulare non è una scorciatoia: nelle fasce di punta il tratto est e il tratto sud si congestionano in modo poco prevedibile. Chi lo usa per attraversare la città da un lato all’altro spesso ci mette più che passando dall’interno. Calcola largo. Sempre.

Le pause, e perché sono la parte più difficile

Chi non ha mai partecipato immagina una giornata piena di parole. È il contrario. In una costellazione i silenzi sono lunghi, a tratti lunghissimi, e non vengono riempiti: quando due rappresentanti stanno fermi uno di fronte all’altro senza dire niente, quel vuoto non è un intervallo tra due momenti utili. È il momento utile.

Per molti è lo scoglio vero della giornata. Siamo allenati a coprire i silenzi con una battuta, una domanda, un commento che alleggerisce. Qui non serve, e anzi disturba. Il conduttore lo dice all’inizio e poi lo ricorda quando capita, senza rimproverare nessuno: fa parte del mestiere. Capita a tutti.

Su questo punto noi stessi abbiamo cambiato modo di lavorare negli anni. All’inizio si tendeva a spiegare il senso delle pause prima di cominciare, con una premessa lunga. Non serviva a niente. Le pause si capiscono attraversandole, non ascoltandone la descrizione. Adesso si dice l’essenziale e si comincia.

C’è un effetto collaterale piacevole. Dopo una giornata così molti raccontano di essere tornati a casa con la testa insolitamente ferma, come dopo una camminata lunga. Non è rilassamento nel senso comune del termine. È il residuo di alcune ore passate senza dover produrre parole. Niente di mistico.

Chi si iscrive a Roma, e da dove parte

Il bacino di chi arriva qui è largo e non coincide con il Comune. Ci scrivono dai Castelli, dal litorale tra Ostia e Fiumicino, da Viterbo e dalla Tuscia, da Rieti, da Latina e dalla pianura pontina, da Frosinone. E poi da fuori regione: l’Umbria meridionale e l’Abruzzo interno raggiungono Roma più facilmente di qualunque altro capoluogo, e chi vive lungo la A24 o la A1 spesso sceglie la data romana proprio per questo.

Ne deriva una composizione del gruppo che a Roma è particolarmente eterogenea: età diverse, provenienze diverse, motivi diversi. Nessuno conosce nessuno. Per un lavoro che tocca materiale familiare intimo, questa estraneità reciproca è un vantaggio concreto e non un limite: si dice quello che si deve dire senza calcolare chi lo racconterà lunedì.

Domande che ci arrivano da Roma

Posso partecipare solo alla mattina e andare via dopo pranzo?

Lo sconsigliamo. La giornata ha una curva precisa: la mattina apre, il pomeriggio lavora, la chiusura fa sedimentare. Chi esce a metà porta a casa un movimento avviato e non concluso, e in genere se ne accorge nei giorni seguenti, non sul momento.

Come si decide chi lavora la propria costellazione?

Si decide durante la giornata, non prima. Dal giro di apertura emergono alcuni temi che risultano pronti; il conduttore ne sceglie pochi e li porta fino in fondo. Poche costellazioni per intero valgono molto più di tante affrettate. Chi non lavora la propria storia partecipa come rappresentante, che è un ruolo attivo.

Della mia famiglia so poco. I miei nonni non li ho conosciuti.

Non è un ostacolo. Il lavoro sistemico non si nutre di informazioni anagrafiche: bastano i fatti essenziali, e spesso i vuoti nella storia familiare sono proprio il punto da cui si parte. Chi arriva con un albero genealogico completo non ha alcun vantaggio su chi arriva con tre nomi.

Sto attraversando un periodo davvero pesante. È il momento giusto?

Dipende, e vale la pena parlarne prima dell’iscrizione. In una fase acuta il lavoro di gruppo può essere troppo, e non c’è nessuna fretta: la giornata resta disponibile anche tra sei mesi. Se hai già un professionista che ti segue, sentilo. Non è una formalità.

Se mi chiedono di rappresentare qualcuno e non me la sento?

Si dice di no, senza spiegazioni. È una possibilità prevista e nessuno la considera un problema: rappresentare un ruolo che tocca troppo da vicino la propria storia non aiuta né te né la persona che sta lavorando.

Prima di prenotare

Due letture che aiutano a capire dove stai mettendo i piedi: la guida introduttiva alle costellazioni familiari, per il metodo e la sua origine, e il confronto tra percorso individuale e lavoro di gruppo, che è la scelta vera da fare prima di scrivere.

Date e sede del workshop di Roma. Il calendario e l’indirizzo esatto vengono comunicati su richiesta, insieme alla fermata di riferimento e ai minuti di cammino. Se stai valutando il periodo, la panoramica dei workshop di costellazioni familiari nel Lazio raccoglie gli appuntamenti della regione.

Articoli correlati