La giornata finisce, ci si saluta, si torna a casa. Ed è lì che per molte persone comincia la parte di cui si parla meno: il giorno dopo, e quello dopo ancora. Cosa si prova? Cosa si fa con quello che si è visto? E soprattutto: cosa è normale, e cosa no?
Noi non possiamo dirvi come reagirete. Nessuno può. Possiamo però mettere in fila alcune cose pratiche, in modo che il dopo non vi colga impreparati.
Non esiste una reazione giusta
Alcune persone riferiscono una sensazione di leggerezza. Altre si sentono stanche, fino a voler dormire molto. Altre ancora provano tristezza, irritabilità, oppure una specie di vuoto, come dopo una conversazione importante che non si è ancora digerita. Non c’è un ordine né un risultato atteso. Una reazione forte non significa che “ha funzionato” e un’assenza di reazione non significa il contrario.
Una cosa vale per tutti: un lavoro emotivo, anche se vissuto da spettatori o da rappresentanti, può lasciare un segno nelle ore successive. Trattarlo con lo stesso rispetto che si darebbe a un colloquio difficile è già una buona base.
Perché conviene non decidere subito
È il consiglio più semplice e il più disatteso. Dopo una giornata intensa si ha spesso l’impressione di aver capito qualcosa di definitivo sulla propria famiglia, e la tentazione è agire: chiamare un genitore per chiarire, interrompere una relazione, cambiare lavoro. Meglio aspettare. Quello che si è visto in una rappresentazione è un’immagine, non una prova su cosa è accaduto davvero nella vostra famiglia.
Una regola prudente: nessuna decisione irreversibile nei giorni immediatamente successivi. Se dopo qualche settimana l’idea è ancora lì, allora vale la pena parlarne con calma, magari con una persona di fiducia.
Cosa si può fare nei primi giorni
- ridurre gli impegni dove possibile, senza riempire il calendario per “distrarsi”;
- scrivere a mano, in poche righe, cosa si è visto e cosa si è sentito, senza interpretarlo;
- parlarne con una persona che sa ascoltare senza dare giudizi;
- evitare di raccontare ai familiari “cosa è emerso” come se fosse un fatto: è una cosa che può ferire e che nessuno ha chiesto di sapere;
- mantenere le abitudini di base, sonno e pasti regolari, che aiutano molto più di quanto sembri.
Se avete fatto il rappresentante di un ruolo
Chi partecipa a un gruppo può essere chiamato a rappresentare qualcuno, un padre, una sorella, una persona che non ha mai conosciuto. Alcuni riferiscono di sentirsi strani per qualche ora dopo, con emozioni che non sentono proprie. Se capita, aiuta dirsi in modo esplicito che il ruolo è finito: un cambio di abiti, una camminata, una doccia, qualcosa di fisico che segni il passaggio. Non c’è niente da risolvere. Se la sensazione non se ne va, vale la regola di sempre: parlarne con qualcuno e, se serve, con un professionista.
Cosa non aspettarsi
Non aspettatevi risultati garantiti. Le costellazioni familiari non sono una psicoterapia, e le prove scientifiche sulla loro efficacia sono limitate: chi le propone con promesse di guarigione, di cambiamenti rapidi o di soluzioni definitive va guardato con prudenza. Come si distingue la differenza è spiegato nell’articolo su costellazioni familiari e psicoterapia. Abbiamo scelto di dirlo apertamente perché un metodo che si presenta onestamente, con i suoi limiti, merita più fiducia di uno che non ne ammette nessuno.
Quando chiedere aiuto
Se il malessere dopo la giornata è forte, dura più di qualche giorno, o peggiora, non aspettate che passi da solo: parlatene con il medico di famiglia oppure con uno psicologo o uno psicoterapeuta. Se compaiono pensieri di farsi del male, chiamate subito il 112. Questo contenuto è informativo e non sostituisce il parere del medico o di un professionista della salute mentale.
Cosa chiedere all’organizzatore prima di partecipare
La domanda che quasi nessuno fa: “Dopo la giornata, se ho bisogno di parlare con qualcuno, a chi mi rivolgo?”. Un organizzatore serio ha una risposta, anche semplice, e dichiara con chiarezza cosa non fa. Altre domande utili sono nella checklist di 7 domande prima di scegliere un costellatore e nella guida su come prenotare una sessione sicura. Se è la prima volta, può servire anche cosa aspettarsi dal primo approccio.
Domande frequenti
È normale sentirsi molto stanchi il giorno dopo?
Succede a diverse persone dopo una giornata emotivamente intensa, e di solito si attenua con il riposo. Se la stanchezza persiste o si accompagna ad altri sintomi, conviene parlarne con il medico.
Devo raccontare ai miei familiari quello che è successo?
Non è necessario e spesso non è utile. Raccontare l’esperienza come propria, senza attribuire colpe o verità ai familiari, è una scelta più rispettosa di quella di riportare cosa “è emerso” su di loro.
Quanto tempo ci vuole per “sentire” qualcosa?
Non c’è un tempo atteso. Alcune persone riferiscono qualcosa subito, altre dopo settimane, altre niente di particolare. Nessuna di queste reazioni indica da sola che l’esperienza sia stata utile o inutile.
Se doveste fissare oggi una sola regola per i giorni dopo una giornata così, quale scegliereste: non decidere nulla, parlarne con qualcuno o semplicemente riposare?